Daniele Raineri, giornalista de “Il Foglio”, ha raccontato la sua esperienza come giornalista “embedded” con l’ esercito degli Stati Uniti e l’ esercito iracheno durante la lotta contro ISIS (Islamic State in Iraq and Syria). Ha iniziato a seguire ISIS da vicino nel 2005, quando per la prima volta si è recato in Iraq, alcuni anni prima che diventasse un organizzazione terroristica di fama mondiale.
Secondo Raineri la nascita di ISIS risale agli anni ’90 e forse ancora prima, e non coincide né con l’ invasione statunitense dell’ Iraq ( 2003 ) né con la proclamazione del califfato a Mosul nel 2014.
A sostegno della sua tesi porta come esempio due figure di spicco all’ interno di ISIS attive già in tempi non sospetti: Al-Ansari già ricercato dalle forze di Saddam dai primi anni ’90 e Al-Adnani presente in Iraq dal 2002 e arruolato nel “jihad”
Raineri ha evidenziato quelle che secondo lui sono le cause del sorgere del fanatismo/radicalismo. Ha identificato alcune cause legate alla condizione umana tra cui frustrazione,disagio,alienazione, identità ( identificazione); e altre legate al contesto come per esempio la condizione economica,sociale, politica e geopolitica.
Elemento centrale dell’ intervento è stata la presunta sconfitta e la conseguente fine dello Stato Islamico ( annunciata a gran voce dal presidente USA Donald Trump). Raineri ha evidenziato quattro elementi “ottimisti” che sembrano dare ragione a Trump e quattro elementi “ pessimisti” che invece paiono segnalare come ISIS sia tutt’altro che finito.
In primis il fallimento ideologico, causato dal venir meno della sua proiezione di potenza con cui affascinava e reclutava la gente, è sicuramente un elemento che fa ben sperare.
Quello che Raineri chiama “effetto smascheramento” è un altro elemento ottimista. Con ISIS al potere infatti numerosi suoi sostenitori sono usciti allo scoperto, alcuni mostrandosi nei video a volto scoperto, nell’ illusione che il Califfato potesse durare per sempre. Così facendo hanno favorito il lavoro delle intelligence aumentando le informazioni a loro disposizione e facilitandone il monitoraggio, per queste persone il ritorno alla clandestinità è pressoché impossibile.
La necessita di ISIS di avere un luogo fisico è un altro elemento a favore della sua fine. Con il venir meno di un territorio sotto il suo controllo diventa problematico addestrare i propri affiliati e raccogliere tasse, due elementi fondamentali per l’ esistenza stessa di ISIS.
Infine la presenza massiccia di “foreign fighters” tra le linee di ISIS gioca contro la sua sopravvivenza. Per la “legione straniera” è infatti molto difficile riuscire a nascondersi,scappare o ritornare alla clandestinità. Raineri ha definito i combattenti stranieri come “dead men walking”.
Tuttavia sono presenti anche elementi che al contrario giocano in favore di ISIS.
Primo fra tutti l’ elevato numero di affiliati su cui può contare l’ organizzazione. Se nel 2010 si contavano all’ incirca mille combattenti, oggi si parla di alcune decine di migliaia. Significativo l’ episodio di Baghouz (Syr ia), città di dimensioni molto ridotte dalla quale a partire da Febbraio sono uscite tra le venti e le trenta mila persone ( si pensava fossero qualche migliaio).
Altro elemento pessimista è che con il venir meno del Califfato, (organizzato come un vero e proprio Stato) molte persone che erano impiegate nel suo funzionamento, ( una sorta di pubblica amministrazione del Califfato) si trovano ora a svolgere in clandestinità attività di terrorismo e guerriglia. Alcuni “cani sciolti” sono muniti di liste di persone da uccidere.
La diffusione di “spore”, sotto forma di cellule indipendenti, rappresenta un punto di forza di ISIS.
L’ espansione legata alla diffusione di queste cellule rende molto difficile la possibilità di sconfiggere totalmente ISIS, si dice che uno dei leader di ISIS sia un rifugiato in un paese scandinavo.
Ultimo elemento da non sottovalutare è l’ esperienza passata, ogni volta che lo si è dato per sconfitto lo Stato Islamico è sempre ritornato.